Il cinema in tasca

Il Mobile Motion Film Festival, MoMo per gli amici, compie 5 anni. Fra le più blasonate rassegne dedicate all’arte cinematografica girata col telefonino, quella di Zurigo ha confermato la sua vocazione nel farsi portavoce e vetrina di un movimento filmico inarrestabile. Ho incontrato Andrea Holle, poliedrica co-direttrice di una manifestazione pronta ad affrontare un nuovo quinquennio che, complice l’inarrestabile evoluzione tecnologica, si annuncia ancor più imprevedibile di quello che l’ha preceduto

Pronto? Si gira! Chi si sarebbe mai immaginato che un film potesse essere girato con un oggetto così legato alla quotidianità come il proprio cellulare? Dai suoi albori, che ormai risalgono al XIX° secolo, la Settima Arte, secondo la definizione coniata nel 1921 da Ricciotto Canudo, primo intellettuale a compiere un pensiero critico e sistematico sul cinema,ha subito innumerevoli cambiamenti, sia teorici (il suo linguaggio, fra gli altri) che pratici (la tecnica di ripresa, soprattutto). Evolvendosi in maniera rapidissima, l’arte cinematografica è stata sempre permeabile alla sperimentazione, anche quando estrema. Illuminante esempio è la macchina da presa, sviluppatasi per ottenere sempre migliori prestazioni in termini di qualità d’immagine e d’agilità di movimento. Quest’ultimo fattore ha spinto molti registi ad abbandonare le scomode e ingombranti cineprese per girare i propri film con uno smartphone, probabilmente l’oggetto più omologante, tecnologico e apolitico presente oggi sul mercato. Sì, proprio lo stesso aggeggio che costantemente adoperiamo per effettuare chiamate, scambiare messaggi o navigare in Internet. E che ora si sta trasformando a pieno titolo nell’avamposto di una nuova frontiera di cinema.

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Fotogrammi tratti dai cinque cortometraggi della sezione “WTF?”

Suddivisi in quattro accattivanti sezioni, “Personal Journeys”, “Woman In 3 Acts”, “Scifi Attack” e “WTF?”, i 14 cortometraggi finalisti, sfidatisi per un altrettanto originale palmarès, ne sono una riprova, confermando che chiunque in possesso di un provocante concetto o una storia commovente può realizzare un grande film. Qualche titolo? Maria on a Wire diretto da Christophe Granger (Miglior film e Gran premio della giuria) che, scritta una storia, ha chiesto alla sua compagna, alla sua prima esperienza recitativa, d’interpretare l’unico personaggio di un film girato fra le proprie mura domestiche, a volte mentre i figli guardavano la televisione in un’altra stanza. Oppure Opening the Door dell’italiano Giordano Cagnin (Miglior film di viaggio) che, qualche mese dopo lo storico discorso di Barak Obama di fronte a Raoul Castro, è partito per Cuba dove per due settimane ha girato materiale editato poi al suo ritorno a casa con le parole dell’ex presidente statunitense come meditativa colonna sonora. O ancora Teta, Opi & Me di Tara Hakim (Miglior documentario e Premio del pubblico) che, durante una vacanza, è andata a trovare i propri nonni nei pressi del fiume Giordano, interpellandoli sulla loro atipica storia sentimentale e cucendo loro addosso un film poetico e multilingue. Fino ad arrivare a Robot Attack di Brian Vowles (nessun premio ma tanti applausi) che, per puro divertimento, ha arruolato i suoi due figli come protagonisti di un’apocalittica storia futuristica alla Falling Skies.

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Simon Horrocks e Andrea Holle, il dinamico duo ideatore del MoMo.                              Courtesy: Mobile Motion Film Festival

Una selezione caratterizzata dell’approccio spontaneo allo storytelling dei suoi registi e dalla dimostrazione he mai prima d’ora si potessero realizzare film di così alta qualità senza circondarsi di un’équipe tecnica. La proiezione sul grande schermo della sala 3 del cinema KOSMOS, che ha ospitato l’evento, ne è stata la prova del nove, brillantemente superata. Un fine settimana quello dell’11 e 12 maggio ricco di proiezioni, discussioni e laboratori, capaci di regalare momenti innovativi, autentici e pieni di creatività. Merito anche di Andrea Holle, che con Simon Horrocks, e grazie a un peculiare intuito creativo, nel giro di un solo lustro è riuscita a creare quello che la BBC World News non ha esitato a definire come “uno dei più interessanti ed emozionanti eventi” del panorama cinematografico mondiale. 

Cosa ti ha convinto a creare un festival dedicato ai film girati con un telefonino?
Stavo navigando su YouTube quando mi sono imbattuta in un film particolarmente bello realizzato con un iPhone 4 da cineasti svizzeri che sono riusciti poi a presentarlo al festival di Locarno. Ho immediatamente pensato a quanto sarebbe stato interessante avere qui in Svizzera un festival specializzato in questo tipo di film girati con dispositivi mobili. Quando ho iniziato a condividere la mia idea, il riscontro dei miei amici è stato così entusiasmante da convincermi a imbarcarmi in questa avventura.

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Fotogrammi tratti dai tre cortometraggi della sezione “Woman In 3 Acts”

Il vostro è uno dei 20 festival cinematografici che si organizzano a Zurigo nell’arco di un anno solare. Come si differisce MoMo dagli altri 19? E quali sono le sue strategie?Iniziamo dal budget destinato al marketing. Tutta la nostra attività avviene attraverso i social media e ciò ci rende molto diversi dalla maggior parte degli altri festival cinematografici di Zurigo. E poiché la nostra comunità è prevalentemente online, il nostro festival è particolarmente internazionale, come dimostra anche il 50% delle presenze provenienti da altri paesi. Mensilmente organizziamo degli incontri con registi aperti al pubblico. Le nostre comunità Facebook, Twitter e Instagram continuano a crescere ogni giorno, mentre il nostro blog d’approfondimento è molto popolare fra gli addetti ai lavori. Questo massiccio uso dei social media è ciò che ci rende unici ed è il modo in cui ci si può informare sulle nostre attività. I registi ci conoscono attraverso i nostri social media e sono sempre di più quelli che iscrivono i loro film alla selezione per il festival. Più complicato è avere spettatori residenti a Zurigo o generalmente in Svizzera, probabilmente a causa della concorrenza degli altri festival o forse perché Twitter, e piattaforme similari, non sono così popolari dalle nostre parti. Nonostante possiamo annoverare partecipanti dall’Inghilterra, dal Canada o dalla Francia, cercheremo comunque in futuro di sviluppare il nostro pubblico locale con materiale pubblicitario come i più convenzionali poster, volantini e programmi stampati.

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I relatori del panel Mobile Journalism (MoJo)

I panel organizzati durante il festival sono sempre in sintonia con le tendenze del momento. L’anno scorso si è discusso ad esempio dell’impiego dei social media come supporto al cinema mobile. Quali sono state le motivazioni che hanno portato alla scelta del Mobile Journalism (MoJo) come tema per questa edizione?
Se in Svizzera la produzione cinematografica non è ancora molto sviluppata, popolare è invece il cosiddetto “giornalismo mobile”. Due gli esempi eclatanti: la televisione nazionale elvetica sta iniziando a trasmettere i post pubblicati sul blog ufficiale dai loro giornalisti, mentre la comunità delle riviste mobili svizzere si sta sviluppando a vista d’occhio. Abbiamo inoltre ritenuto che concentrarsi su questo aspetto sarebbe stato un metodo per attirare al festival più spettatori locali.

Fra Facebook, Instagram, Twitter e il blog ospitato dal vostro sito, quali di questi social media è il più importante per aumentare e informare il vostro pubblico?
Penso che il blog del sito Internet sia diventato la parte più importante del nostro raggio d’azione e ovviamente condividiamo questi post sugli altri nostri social media. Twitter è probabilmente il secondo sbocco più importante per il marketing e la comunicazione, poiché ci permette di conversare direttamente con la nostra comunità, e abbiamo notato che quando s’instaura questo particolare legame, gli utenti di Twitter sono i più propensi a partecipare fisicamente al Festival. Facebook e Instagram sono più che altro piattaforme a senso unico dove pubblichiamo per essere letti da chiunque.

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Fotogrammi tratti dai tre cortometraggi della sezione “Scifi Attack”

MoMo è stato uno dei primi festival dedicati al cinema mobile. A distanza di cinque anni quante rassegne cinematografiche del genere sono presenti sul mercato internazionale? Di quelle più importanti se ne contano una decina fra cui, oltre al nostro, i quattro festival della prima ora localizzati a Barcellona, Dublino, Toronto e Sydney. Sempre più spesso ne spuntano naturalmente di nuovi come in Africa o in Asia e alcune di queste neonate realtà chiedono proprio a noi consigli e suggerimenti per iniziare quest’avventura cinematografica.

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Fotogrammi tratti dai tre cortometraggi della sezione “Personal Journeys”

Ora che avete completato il giro di boa del primo quinquennio cosa ci possiamo aspettare dalla prossima edizione programmata per ?
Ogni anno cerchiamo di sperimentare qualcosa di diverso. Per la quinta edizione appena conclusasi abbiamo proposto le proiezioni dei film finalisti in due blocchi distinti, riservando alla premiazione una cerimonia più informale slegata dal contesto delle sala cinematografica e il feedback è stato molto positivo. Continueremo a sviluppare il nostro blog per aumentare e consolidare efficacemente la comunità a cui ci indirizziamo. Vorremmo essere anche in grado di offrire sempre più proiezioni durante i due giorni di festival. E se si presentasse un bel lungometraggio che soddisfi i nostri criteri, ci piacerebbe offrire un evento che ruotasse attorno a questa singola proiezione da organizzare tra l’edizione di un festival e l’atra. Vedremo come le cose si evolveranno nei prossimi mesi.

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Volontari in azione al MoMo

Mobile Motion Film Festival : Web   Blog   Twitter   Facebook   Instagram   YouTube

Tutte le immagini, tranne dove indicato, © Fausto Colombo / L’incertain regard

 

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