E la Luna bussò

I 50 anni del formidabile sbarco sulla Luna si celebrano a luglio. Ma già sulla Terra si moltiplicano gli eventi dedicati al leggendario allunaggio. A Zurigo il prestigioso Kunsthaus ha allestito Fly me to the Moon, una mostra che ripercorre la storia delle rappresentazioni artistiche del nostro satellite dal romanticismo all’arte contemporanea. Vi orbiteranno attorno film, discussioni, visite guidate e una festa lunare che culminerà con il Moon Ball. Un’occasione imperdibile per indossare le vostre scintillanti tute spaziali, in barba a tutti i “terrapiattisti” del pianeta!

È un razzo rivestito di morbida pelliccia bianca quello che accoglie il visitatore nell’atrio d’ingesso del museo. La creazione dell’artista svizzera Sylvie Fleury lascia intendere che la mostra Fly me to the Moon affronta con umorismo e con una buona dose di spirito critico le celebrazioni del 50° anniversario di un momento storico che caratterizzò il secolo breve.La Luna non rappresenta solo un obiettivo raggiunto, ma oggi più che mai è la base per nuovi scenari e progetti che ne rinnovano il fascino. Ma la fascinazione umana per “l’astro d’argento” non si esaurisce con l’aspetto tecnico-scientifico. Con la sua misteriosa luminosità, la luna ha catalizzato l’attenzione degli uomini fin dall’antichità. Come riflette la luce del sole, allo stesso modo rispecchia quello su cui tutti noi ci interroghiamo: così, di volta in volta, diventa simbolo di magia, di romanticismo e della scoperta dell’ignoto.

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Roman Signer “Volo sulla luna”, 2017 Mixed Media, 148 x 144 cm                                Collezione Thomas Spielmann, Davos, foto: Stampa Galerie, Basilea © Roman Signer

Ma qual è stata la risposta dell’arte a un evento che mezzo secolo fa cambiò il nostro rapporto con il mondo che ci circonda? Lo sbarco del 20 luglio 1969 fu seguito a livello mondiale e per la prima volta la Terra era visibile in fotografia! Alcuni degli artisti qui in mostra erano in uno stato di euforia e diedero vita a rappresentazioni eroiche, intrise di fede nella tecnologia e nel progresso tipiche dell’epoca. Altri, invece, videro l’umanità in pericolo: infatti, a 384 000 km di distanza, il pianeta blu appare vulnerabile e piccolo, a differenza dell’ego smisurato dei suoi abitanti. La curatrice Cathérine Hug mette sapientemente in scena tale dialettica: il visitatore si trova davanti a carte celesti, a dipinti d’impronta romantica, a fotografie oggettive, a scene filmiche di finzione, a opere propagandistiche di sistemi politici collocati su schieramenti opposti in piena guerra fredda. Attraversando le installazioni, lo spettatore conosce in maniera associativa la pluralità delle rappresentazioni artistiche della Luna in rapporto alla nostra Terra.

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Amalia Pica “Moon Golem”, 2009 (dettaglio). Fotografia della NASA con vetro inciso, illuminazione spot, specchio e piedistallo.                                                                         Courtesy of the artist and Zabludowicz Collection © Amalia Pica

La mostra, che rimarrà aperta fino al 30 giugno 2019, ripercorre la storia delle rappresentazioni artistiche della Luna dal romanticismo in poi, con particolare attenzione all’arte contemporanea. Duecento opere affrontano aspetti quali la topografia lunare, il chiaro di luna, l’ombra lunare, i mal di luna, l’assenza di gravità e la luna come soggetto mediatico. È possibile ammirare nuovi lavori di Liam Gillick, Nives Widauer e Anna Meschiari, mentre Lena Lapschina ha ampliato un’opera esistente. Lavori eccentrici, come il minuscolo “Museo della Luna” di Forrest Myers con opere di Andy Warhol, Claes Oldenburg, David Novros, Robert Rauschenberg e John Chamberlain, o ancora il pianoforte a coda autosuonante di Katie Paterson, sono accostati a oggetti rari: la tavola riprodotta nell’opera “Moon Golem” di Amalia Pica, contenente i nomi di astronauti e cosmonauti deceduti, è stata infatti deposta sulla Luna insieme a “Fallen Astronaut” di Paul Van Hoeydonk e vi si trova ancora oggi.

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Yinka Shonibare MBE “Space Walk”, 2002. Tessuto in cotone con stampa serigrafica, vetroresina, compensato, vinile, plastica, acciaio, astronauti, 212 x 63 x 56 cm ciascuno. Foto: Yinka Shonibare MBE, Courtesy Stephen Friedman Gallery, London © 2019 ProLitteris, Zurigo

Liam Gillick, che è solito destare scalpore in quanto pittore, scultore e artista concettuale, ha curato l’audio guida per i visitatori della mostra, con percorsi attraverso le tematiche definite dal Kunsthaus: “eroi e antieroi”, “luce lunare”, “messa in scena del viaggio nello spazio” fino all’”hype mediatico”, al fermento di quei giorni, quando il piccolo passo di Amstrong divenne un grande balzo per l’umanità, anche se di fatto già lo Sputnik e Juri Gagarin nell’Unione Sovietica avevano suscitato clamore. Lungo il cammino incontriamo Füssli, Munch o ancora von Werefkin, insomma artisti che al massimo avrebbero potuto solo sognare la conquista dello spazio, ma anche personaggi dell’epoca, come Alexei Leonov, protagonista di una passeggiata nello spazio, la cui prospettiva soggettiva è contrapposta a quella documentale. Yinka Shonibare, vincitore del Turner Prize, propone, a qualche decennio di distanza dall’evento epocale, una rilettura della forza d’attrazione e repulsione tra mondi, interrogandosi con ironia sugli aneliti di egemonia bianca sulla Luna e tracciando paralleli rispetto al colonialismo tramite afronauti in tute spaziali con la scritta Motown. Di un altro vincitore del Turner Prize, Darren Almond, sono esposti tre grandi cicli di opere che indagano il significato della Luna per l’uomo a ritroso nel tempo, fino all’età della pietra.

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William Anders “First Earthrise seen by human eyes”, Apollo 8, 24 December 1968. Stampa cromogenica vintage su carta in fibra Kodak, 20,3 x 25,4 cm. Collection Victor Martin-Malburet, foto: NASA/Collection Victor Martin-Malburet © William Anders

In occasione di questo anniversario collaborano attivamente la ricerca, la tecnologia e la cultura. Così il Kunsthaus è riuscito a portare a Zurigo prestiti da tutto il mondo, compresi contributi inediti: ad esempio, la valorizzazione in chiave artistica, a cura di Sonia Leimer, di un dialogo registrato fra due astronauti che dallo spazio discutono del pianeta blu; o ancora, le fotografie della terra scattate dall’astronauta William Anders, che da allora potrebbe considerarsi un artista. Ricco anche il programma di approfondimento che spazia dai dibattiti, alle proiezioni di film e alle visite guidate in compagnia di esperti. In calendario anche una festa lunare: bellezze spaziali intergalattiche, dee della luna, marziani, eroi della science fiction e ospiti provenienti da vicino e da molto, molto lontano atterreranno al Kunsthaus per partecipare al Moon Ball in programma sabato 11 maggio dalle ore 20.

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Dal vernissage della mostra, uno dei dieci momenti visibili su Instagram                                    © Fausto Colombo – L’incertain regard

Immagine di apertura: Vladimir Dubossarsky & Alexander Vinogradov “Cosmonaut No. 1”, 2006. Olio su tela, 195 x 195 cm. Courtesy Vladimir Dobrovolsky © Vladimir Dubossarsky and Alexander Vinogradov

Tutte le immagini Courtesy Kunsthaus Zürich

Kunsthaus Zürich: Web  Facebook  Instagram

 

 

 

 

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