L’appetito vien mangiando

Cibo stampato in 3D, coltivazioni di insetti, frutteti urbani. Al Gewerbemuseum di Winterthur, la mostra Food Revolution 5.0 catapulta il visitatore nella società e nel cibo di domani. Tra esperimenti e provocazioni 50 fra designer e ricercatori immaginano il menù del futuro. Eccovene un assaggio

Impossibile negarlo: il cibo è uno degli elementi più significativi della nostra quotidianità. Al cibo abbiamo associato la nostra identità, il luogo in cui viviamo e molte delle regole culturali che condizionano il nostro comportamento. La società contemporanea lo ha osservato evolversi a strumento creativo e di espressione personale, fino a diventare quasi una religione. Ma i mutamenti climatici e la penuria di risorse naturali, la crescita demografica e la fame, la sovrapproduzione e lo spreco, costringono a ripensare al cibo così come lo conosciamo oggi. Quanto è sostenibile il nostro modo attuale di alimentarci? Come dovremo modificare le nostre abitudini? Come garantire che tutti abbiano cibo a sufficienza? Insomma, quale sarà il futuro dell’alimentazione? Al museo del design e delle arti applicate di Winterthur, a una ventina di minuti di treno da Zurigo, la mostra FoodRevolution 5.0, in calendario fino al 28 aprile 2019, racconta possibili scenari che si sviluppano attraverso quattro sezioni: la fattoria (come insediamento dedicato alla produzione di generi alimentari provenienti dall’agricoltura e dall’allevamento), il mercato, la cucina e la tavola.

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Hanan Alkouh: «Sea-Meat Seeweed», 2016 © Tom Mannion

Oggi mangiare non è più una questione privata, ma un atto politico altamente significativo” afferma Claudia Banz, la curatrice della mostra realizzata in collaborazione col museo del design di Amburgo, che ha invitato ricercatori, designer e artisti internazionali a presentare le loro idee pionieristiche, ma anche progetti già in corso per affrontare la crisi alimentare. Come i salumi composti non da carne ma da un’alga rossa, un prototipo d’irrigazione che sfrutta l’urina filtrata per ricavare fosforo, calcio e azoto per le piante, fondine e piatti biodegradabili prodotti con funghi invece che con la plastica… “La nostra società è strutturata e condizionata da tutti gli aspetti riguardanti il cibo, dalle materie prime fino al consumo” spiega la Banz. “Il cibo non è altro che materiale formato e progettato, quindi il food design è stato una delle prime forme di design esistenti e la cucina non è altro che è un luogo di social design”. In un’ottica di responsabilità, la mostra ipotizza una “rivoluzione alimentare globale 5.0” dove le tecnologie del futuro si combinano ad antiche pratiche artigianali e all’etica del del fai-da-te. Molti designer hanno lavorato sul tema della scarsità di risorse, facendo appello a forme alternative di coltivazione e presentando progetti di frutteti urbani, fattorie al coperto, piantagioni domestiche di insetti e dispositivi per il compostaggio da tenere sul balcone di casa.

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Chloé Rutzerveld: «Edible Growth», 2014 © Chloé Rutzerveld

Altri, come la designer tedesca Johanna Schmeer, intravedono nella biotecnologia e nelle nanotecnologie la via di fuga per produrre nuove risorse alimentari, mentre per il designer spagnolo Martí Guixé il futuro è in un sistema digitale in cui un algoritmo utilizza i dati individuali per decidere gli elementi nutrizionali appropriati. “Questo futuro è già iniziato” assicura Susanna Kumschick, direttrice del Gewerbemuseum di Winterthur, “e conosciamo i temi che dobbiamo affrontare. Gli sprechi alimentari e il recupero dei rifiuti sono elementi centrali per la società e la politica”. La “Edible Growth” di Chloé Rutzerveld è un esempio di prodotto alimentare futuro che unisce le nuove tecnologie alle pratiche tradizionale di coltivazione e allevamento del cibo. Lo strumento si basa su strati multipli contenenti un terreno di coltura commestibile insieme a semi, spore e lieviti che vengono stampati a partire da un file 3D. In cinque giorni le piante e i funghi maturano mentre il lievito fa fermentare il solido all’interno di un liquido. La struttura intensificata del prodotto, il suo profumo e il suo gusto si riflettono nel suo aspetto che cambia. A seconda dell’intensità desiderata, il consumatore decide quando raccogliere e gustare il prodotto, fresco, commestibile e ricco di sostanze nutritive.

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Carolin Schulze: «Hase aus einer Mehlwurmpaste», 2014 © Carolin Schulze

Senza dimenticare che già si inizia a consumare insetti. La designerCaroline Schulze, ad esempio, trasforma la farina di vermi in un coniglietto grazie a una stampante 3D. Unendo una nuova tecnologia con un cibo per noi ancora indigesto, ci chiede, senza mezzi termini, se accetteremmo di mangiarlo più facilmente nel caso abbia una forma commestibile. Visioni avanguardiste che a Winterthur sfociano anche in provocazioni, come quella d’interrogarsi sul destino delle galline che secondo gli esperti popoleranno le sempre più numerose batterie d’allevamento.Ci sentiremmo meno in colpa offrendo loro una libertà illusoria dotandole di visori per la realtà virtuale? Non sarebbe il futuro ideale, né per i polli né per l’umanità.

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Austin Stewart: «Second Livestock», 2014 © Fausto Colombo

Immagine d’apertura: Michael Burton & Michiko Nitta: «Near future algae symbiosis suit», 2010 © Burton Nitta

Tutte le immagini Courtesy Gewerbemuseum Winterthur (esclusa quella di chiusura)

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