Il tempo delle mele

È terminata ieri a Frauenfeld la 21° edizione di Pink Apple, il più importante Festival LGBTQ+ svizzero iniziato dodici giorni prima qui a Zurigo. Un progetto che, andando oltre la rassegna cinematografica, ha proposto relazioni umane, riflessioni e confronti per favorire una maggiore inclusione delle diverse realtà e culture. Obiettivo premiato quest’anno con il più importante riconoscimento culturale assegnato da un cantone svizzero
Che un festival cinematografico elargisca premi è consuetudine consolidata; meno quando è il festival medesimo a riceverne uno. E se ad assegnarlo è un’istituzione politica, il riconoscimento assume un valore ancor più significativo. Un mix di stupore e soddisfazione ha investito gli organizzatori del Pink Apple “schwullkesbisches Filmfestival”, quando il 17 aprile scorso si sono visti ricevere dalle mani di Jacqueline Fehr, membro della giunta cantonale, la Medaglia d’Oro d’Onore, la massima onorificenza culturale del cantone di Zurigo. In un certo qual modo sono stati ufficialmente ricompensati quegli sforzi che nell’arco di un ventennio hanno permesso di creare un evento che, al di là della mera proiezione di film, è diventato occasione unica per esplorare gli altri, per superare logiche etichettanti e quella cultura che genera normalizzazioni, per rivendicare l’esigenza di esprimere se stessi, per andare oltre l’orientamento sessuale e l’identità di genere e per, semplicemente, creare connessioni fra le persone.

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© Martin Ramsauer, Courtesy Pink Apple

Ventun anni sono trascorsi da quando, nel 1997, un gruppo di appassionati di cinema decisero di fondare a Frauenfeld, cittadina del Canton Turgovia a una trentina di km da Zurigo, il Pink Apple con lo scopo di promuovere, sulla base di un’attività culturale, l’emancipazione e l’accettazione dell’omosessualità in provincia. Per la cronaca, il festival vide la luce solo un anno dopo proiettando dieci pellicole sullo schermo del cinema Luna, per poi sbarcare a Zurigo nel 2000 sulla scia degli Eurogames. Da quella data è stato un crescendo di film e di pubblico, diventando il più importante festival di cinema gay e lesbico della Svizzera. Immutato da vent’anni il suo logo: una mela. Colta non dall’albero della conoscenza del bene e del male nel giardino dell’Eden come da biblica memoria, bensì dai meli coltivati proprio nel Canton Turgovia e rinomati in tutta la Confereazione Elvetica.

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Pubblico prima delle proiezioni all’Art House Movie 1 e 2 © Fausto Colombo

Dell’entusiasmante carica insita nella Medaglia d’Oro ha beneficiato anche la 21° edizione, confermando che i festival non servono solo a smuovere le coscienze ma anche a promuovere il buon cinema portandolo a chi lo ama. Un premio che i membri del festival, tutti volontari, hanno voluto orgogliosamente condividere col grande pubblico intervenuto in occasione della serata inaugurale al cinema Le Paris del 2 maggio, quando è stato proiettato The Happy Prince, scritto, diretto e interpretato da Rupert Everett nel ruolo di Oscar Wilde, film d’apertura di un’edizione che ha registrato numeri da record: quasi 10’000 partecipanti a circa 100 eventi.

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© Sandra Meyer, Courtesy Pink Apple

120 proiezioni, fra lunghi e cortometraggi, documentari e web serie, hanno fatto da cornice all’approfondimento di tematiche del mondo LGBTQ+, acronimo che abbraccia tutte le persone non eterosessuali. Come la mostra Banane e Salsicce, 30 anni di HIV/AIDS attraverso l’evoluzione grafica e contenutistica dei poster utilizzati per le campagne di prevenzione sul territorio svizzero; o come le problematiche derivanti dall’essere omosessuale, bisessuale e transessuale per i numerosi giovani nati in Svizzera e figli d’immigrati e di una cultura balcanica; o ancora come il desiderio di paternità degli uomini gay.

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Sulla sinistra la produttrice Christine Vachon © Fausto Colombo

La raccolta delle mele

Due sono i premi assegnati dal pubblico che, sempre leale e appassionato, ha scelto come miglior film di fiction l’italiano Puoi baciare lo sposo di Alessandro Genovesi e lo statunitense Chavela di Catherine Gund & Daresha Kyi come miglior documentario. Sui cortometraggi si concentra tradizionalmente la giuria del festival che ha premiato il belga Calamity di Séverine De Streyker & Maxime Feyers e indirizzato una menzione speciale al francese Malik di Nathan Carli. Da quattro anni il festival consegna anche un premio a una personalità che si è particolarmente distinta nell’ambito della cinematografia gay e lesbica. La Laudatio 2018 è stata conferita alla newyorchese Christine Vachon. Da 30 anni produttrice di film indipendenti idiosincratici ed eccezionali, molti dei quali hanno scritto la storia del cinema omosessuale. Considerata la madre del “New Queer Cinema”, la sua illustre filmografia include fino a oggi più di 100 titoli. In occasione del suo passaggio a Zurigo prima di proseguire per il Festival di Cannes, Christine Vachon ha tenuto un’affollatissima Master Class presentando My Days of Mercy, il suo più recente film programmato all’interno di una vasta retrospettiva organizzata in collaborazione col Filpodium, la cinetecà della città di Zurigo. Dal Palmares esclusa, purtroppo, la new wave finlandese cui era stato dedicato uno speciale focus

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A destra Mikko Makela, regista di A Moment in the Reeds © Fausto Colombo

Dalla Finlandia con amore

Ma anche col sostegno istituzionale dell’Ambasciata Finlandese a Berna e il supporto dell’Associazione Svizzera degli Amici della Finlandia. Così sono arrivati da Helsinki tre film che invitano a scoprire quanto può essere importante e necessario guardare al mondo e conoscere le vite di chi chiede solo di essere se stesso. Dal biopic su Tom of Finland geniale illustratore che ha creato e codificato l’immaginario omoerotico leather e che farà di lui un mito in grado di scavalcare l’oscurantismo delle leggi omofobe finalmndesi, a Pihalla delicato e divertente racconto di formazione che affronta in modo originale il coming out, prima con se stessi, poi con la famiglia e il resto del mondo, passando per A Moment in the Reeds, probabilmente uno dei migliori film LGBT dell’anno che dimostra sensibilità e coraggio nell’affrontare tematiche di stretta attualità come la crisi migratoria dei rifugiati siriani giunti in Finlandia.

Immagine di copertina: © Michelle Biolley, Courtesy Pink Apple

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Save the Date: il 21° Pink Apple si terrà a Zurigo e Frauenfeld dal 30 aprile al 12 maggio 2019

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