Vestirsi a Zurigo. Quando il “local fashion” fa tendenza. Prima puntata: Magica Fiona

I suoi foulard raccontano storie fantastiche che celebrano l’arte del burlesque. Un design originale che si fonde con la ricerca, la sperimentazione e una passione ereditata dai genitori: la musica. Affascinata dal mistero del corpo femminile, le sue eclettiche creazioni sono state recentemente premiate da blickfang, la fiera internazionale del design che parla tedesco. Ho incontrato Fiona Knecht nel suo atelier, punto di riferimento per tutti i moderni nostalgici

Qual è il tuo primo ricordo legato alla moda?

Quando ero bambina andavo pazza per un vestito di mia madre creato da Tierry Mugler. Ogni volta che aprivo il suo armadio era una festa di colori vivaci e forme sinuose. All’epoca non c’era nulla per riempire quelle coppe, ma mia madre mi prometteva che quando sarei diventata grande il vestito mi sarebbe calzato a pennello come su una vera donna. In una donna mi sono trasformata, ma nonostante il vestito sia sempre troppo grande, rimane il capo d’abbigliamento più bello che ho.

Ti considerano un’artista poliedrica, ci vuoi spiegare il perché?

Dopo aver studiato giornalismo ho intrapreso i corsi di disegno industriale all’Istituto Superiore delle Arti Applicate (comunemente conosciuto come ZHdK, la Zürcher Hochschule der Künste, n.d.a.) durante i quali ho ricevuto la prima offerta di lavoro: realizzare gli arredi per una chiesa cattolica. Inoltre, frequentando il negozio di CD dei miei genitori, il primo al mondo a essere aperto, ho avuto la possibilità di organizzare eventi che mi hanno permesso di esplorare campi come l’arte, la grafica, la fotografia e le relazioni pubbliche, espandendo di fatto le mie collaborazioni. Alla ZHdK sono poi tornata come responsabile della comunicazione dei programmi di studio e dove attualmente insegno agli studenti come condurre una ricerca documentazione fotografica, come creare un portfolio, come presentarlo… insomma sono la loro coach.

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Ora disegni pin-up su foulard, scialli e sciarpe di seta nel tuo atelier del Kreis 4 di Zurigo, come è nata questa passione?

Lavorando nel piano interrato del negozio di dischi ascoltavo in continuazione vinili degli anni ’40, ’50 e ’60 che, a detta di mio padre, era l’unica musica che valeva la pena di conoscere. Mi sono così interessata al mondo che ruotava attorno a questa colonna sonora: i locali jazz, le pin-up, i loro costumi… Ho iniziato a disegnare pin-up e ballerine di burlesque su carte da poker. Poi un’amica mi chiese di crearle un foulard ispirato a quel mondo. L’ho disegnato, ma poi si è posto il problema su come stamparlo su seta. Dopo varie ricerche ho trovato un’azienda italiana in grado di farlo, ma solo se ne avessi ordinato dieci pezzi. A quel punto ho chiesto in Facebook chi fosse interessato ad acquistare questo particolare foulard di seta: oltre 30 persone si sono fatte vive. Così è nata la mia prima collezione.

Hai mai fantasticato di essere una delle donne stampate sui tuoi foulard?

Forse da giovane avrei potuto salire su un palco e provare a intraprendere quella carriera. Ma non si può fare tutto nella vita, per cui mi limito a disegnare questi personaggi. Persone che ammiro per il loro carattere così aperto. Mi piace rappresentare questo mondo così ricco di magia. Quella magia che manca alla nostra realtà quotidiana. Ora, molto più che alle pin-up e al rockabilly, sono interessata al mondo del burlesque.

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Space, collezione Bedazzled

Quelle che disegni sono persone reali o frutto della tua fantasia?

All’inizio utilizzavo come soggetti per le mie creazioni fotografie di pin-up e ballerine di burlesque scaricate da Internet. Per paura d’infrangere diritti d’autore, sostituivo i loro visi col mio. Ora però sono nella fortunata posizione di conoscere personalmente queste artiste; sono loro che oggi mi chiedono di rappresentarle nei miei lavori.

Chi sono i tuoi clienti?

In maggioranza sono donne tra i 35 e i 60 anni. Ma vi sono anche alcuni uomini, particolarmente eleganti, che acquistano generalmente fazzoletti da taschino, per poi passare al più impegnativo foulard. Pochi sono invece i giovani interessati a questo stile e che si possono materialmente permettere questo peculiare accessorio.

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Circus, collezione Pin-Up Girl Pocket Square

Quanto sono importanti i social media nel tuo lavoro?

Facebook è sempre meno significativo. Per il genere di lavoro che faccio, estremamente legato all’immagine e alla fotografia, Instagram è il canale espositivo migliore, che utilizzo anche per comunicare direttamente con gli artisti con cui collaboro.

Recentemente ti è stato assegnato da blickfang il primo premio nella sezione Moda e Accessori. Che reazione hai avuto?

È stata una vera sorpresa, ma anche un’immensa soddisfazione vedere riconosciuto come buon design anche un accessorio colorato ed essenzialmente decorativo come i miei foulard, nonostante il pensiero mainstream definisca il buon design costretto alle rigide regole della semplicità e della funzionalità.

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Marilyn with Highwheeler, collezione Amour Fou

Che significato dai al trend del “local fashion”?

Sostengo il commercio locale ed è anche per questo motivo che mi sono affidata a una delle ultime aziende svizzere che stampano su seta. La qualità e il contatto diretto, non solo coi mie partner commerciali ma anche coi miei colleghi e soprattutto coi i miei clienti che abitano a Zurigo, sono per me più importanti che il mero guadagno proveniente da un prodotto realizzato in Cina.

A proposito di “local”, come si veste Zurigo?

Ho l’impressione che gli zurighesi abbiano timore a scostarsi dalla “rassicurante” conformità. Percepisco una mancanza di passione, un timore nel lasciarsi andare. Mi piacerebbe vedere più colore per le strade della città, e più donne che esaltino elegantemente le proprie forme femminili come accadeva 50 e più anni fa.

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Poodles on Clouds, collezione 70x70x70

Cos’è sexy per te?

Il mio fidanzato non ne sarà contento, ma credo che la cosa più sexy che possa immaginare sia una donna nuda muoversi nell’ombra e percepire la sua presenza solo dalle sue forme sinuose. Mi piace il corpo umano, specialmente quello femminile, ma non sono interessata al nudo. Ciò che alimenta la mia fantasia sono il “vedo-non-vedo”, il lato nascosto, il movimento… e gli spettacoli di burlesque sono la perfetta sintesi di questa attitudine.

E oltre alle donne?

Ho iniziato a interessarmi al movimento queer e alle drag queen che spesso presentano spettacoli di burlesque a cui ho assistito. Ne ho conosciute alcune e sono rimasta affascinata dal modo in cui riescono a trasformare il loro corpo in un’opera d’arte, pura bellezza e magia. Ma trasportare questo particolare mondo su un foulard non è semplice. Nonostante molti amici uomini mi chiedono di realizzare capi con dipinti nudi maschili, non credo che ve ne siano altrettanti pronti a indossarne uno. Per cui devo ancora capire cosa mostrare e in quale contesto. Ma è una piacevole sfida a cui sto lavorando.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sicuramente il viaggio, concepito però in modo molto speciale. Voglio portare i miei turisti in luoghi che non hanno mai immaginato prima, a cavallo del XIX° e XX° secolo. Mi piacerebbe poi esplorare anche la “terza dimensione” creando installazioni d’arte, capi di abbigliamento e oggetti d’arredo.

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Fiona Knecht:  Website   Instagram   Facebook 

 

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